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RASSEGNA STAMPA DI VENERDÌ DEL 20 MAGGIO 2016

CORRIERE: Morto Marco Pannella, il leader radicale si è spento a 86 anni.

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L’animatore di mille battaglie per il riconoscimento di diritti civili e politici era ricoverato in ospedale a Roma ed era sedato per i dolori: è morto dormendo, accanto a lui amici e compagni di una vita. Bonino: «È stato molto amato, ma poco riconosciuto nei meriti».

È andato via dormendo, anche se il suo sonno era stato indotto dai sedativi e i sogni aveva smesso di farli ormai da un po’. Marco Pannella è morto poco prima delle due di giovedì nel letto di una clinica romana, quella che lo aveva visto ricoverato dopo i suoi tanti scioperi della fame e della sete. Aveva 86 anni, due tumori e una vita che finirà nei libri di storia del nostro Paese.

LA MORTE DI MARCO PANNELLA

REPUBBLICA: Derivati, Unicredit condannata a pagare 12 milioni di euro: “Azienda barese danneggiata”

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A Bari il giudice monocratico del tribunale civile Valentino Lenoci ha condannato la banca Unicredit spa al pagamento di 12 milioni 681mila 776 euro in favore della curatela del fallimento Divania, la società barese produttrice di divani dichiarata fallita nel 2011. La somma corrisponde alle presunte perdite dovute agli investimenti in derivati. La sentenza riconosce “le gravi violazioni poste in essere” dall’istituto di credito “nella gestione dell’operatività in strumenti finanziari derivati” sottoscritti dal titolare dell’azienda, l’imprenditore barese Francesco Saverio Parisi, fra il 2000 e il 2005.

DERIVATI: CONDANNA MILIONARIA PER UNICREDIT

REPUBBLICA: Mancata cattura di Provenzano, confermata l’assoluzione per il generale Mori.

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La Corte d’appello di Palermo conferma l’assoluzione per il generale Mario Mori, ex comandante del Ros, e per il colonnello Mauro Obinu, attualmente in servizio all’Aisi. Erano stati accusati dalla procura di Palermo di aver fatto fallire un blitz importante, il 31 ottobre 1995, nelle campagne di Mezzojuso: un altro ufficiale dell’Arma, il colonnello Michele Riccio, ha sempre sostenuto che quel giorno si sarebbe potuto arrestare uno dei superlatitanti di Cosa nostra, Bernardo Provenzano. Ma anche i giudici d’appello, come quelli del tribunale, non hanno creduto alla ricostruzione di Riccio, che all’epoca gestiva un confidente d’eccezione, il boss di Caltanissetta Luigi Ilardo, poi ucciso alla vigilia della sua collaborazione con i magistrati.

CORTE APPELLO PALERMO: NUOVA ASSOLUZIONE PER MORI

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