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Gratuito Patrocinio

La puntata del 12 aprile 2016 di #svegliatiavvocatura è dedicata al gratuito patrocinio.

L’art. 24 della nostra Carta Costituzionale è la garanzia di accesso alla giustizia per tutti i cittadini.
Il comma 3 assicura, con appositi istituti, la tutela dei diritti ai non abbienti .

Quello del Gratuito Patrocinio, che assicura anche a chi non è in grado di fronteggiare gli elevatissimi costi di accesso alla giustizia, è dunque un istituto di grande civiltà fonte, tuttavia, di diversi problemi applicativi ed interpretativi a causa delle evidenti deficienze strutturali di un corpo normativo inadeguato e farraginoso nel quale vanno individuati:

Il Testo Unico sulle spese di giustizia (DPR 115/2002) all’interno del quale sono previste quattro sezioni dedicate rispettivamente alla parte generale, al processo penale, al processo civile, amministrativo, contabile e tributario e infine ai processi particolari.
Il D.Lgs. 116/2002 che tutela l’accesso alla giustizia nelle controversie transfrontaliere recependo, in ciò, una direttiva europea.
L’art. 18 D.Lsg. 25/2008 sulle controversie in materia di riconoscimento e della revoca dello Status di Rifugiato.
L’art. 18 c. 4 D.Lgs. 115/2011 sulle controversie in materia di espulsione dei cittadini NoN membri della Unione Europea.
L’art. 17 bis d.lgs. 28/2010 per l’attività di mediazione.

Un complesso variegato e per niente organico, dunque, che ha dato motivo di molteplici rimessioni alla Corte Costituzionale ma anche causa di grandi difficoltà di applicazione ad esempio con riferimento alla disciplina dei compensi forensi che non può prescindere dal riconoscimento dei canoni di decoro e adeguatezza sanciti dall’art. 2233 c.c.
Un istituto che ha attirato numerose e spesso fondate, val la pena di sottolineare, critiche soprattutto con riferimento al fenomeno dell’abuso del diritto a fronte dell’eccessivo proliferare di domande ed attività.

Fenomeno senz’altro favorito dalle deficienze strutturali dell’istituto sol che si pensi alla attività di “controllo” posta a carico dei COA che al momento della istanza di ammissione si limita a valutare la sussistenza del doppio requisito (oggettivo relativo al reddito inferiore agli 11.528,41 – soggettivo limitato alla verifica della sussistenza del manifesto difetto di legittimazione attiva o passiva del richiedente e/o al ricorrere di un consolidato orientamento giurisprudenziale che neghi l’esistenza del diritto che si intende far valere) stabilito dagli art. 76 e 122 T..U.

Un istituto comunque in continua evoluzione anche per effetto del pronunce che si susseguono quotidianamente come quella del Tribunale di Firenze del 13 gennaio 2015 che ha esteso il patrocinio a spese dello Stato anche alla assistenza in mediazione.
Ampliamento questo richiesto a gran voce dalla intera avvocatura italiana che in occasione del Congresso Forense di Venezia approvò alcune mozioni (tra cui la n. 32 e la n. 50) aventi ad oggetto l’estensione del beneficio del patrocinio alla procedura di mediazione e negoziazione assistita e comunque ad ogni ipotesi di attività processuale che richieda l’assistenza tecnica del difensore non ricompresa dal quadro normativo.

L’Avvocatura Italiana, alfiere nella battaglia per il riconoscimento del diritto di accesso alla giustizia ad ogni cittadino, si è resa portavoce di numerose proposte sfociate in progetti di legge, interrogazioni parlamentari, emendamenti a disegni di legge come quella sulla estensione di cui si è detto.
Una battaglia che val la pena di combattere se si è cittadini di uno Stato di Diritto.

Buon ascolto.

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